Dic
24
2021

Il mio scudo invernale - breve pensiero solstiziale

Scritto da Administrator Ultimo aggiornamento (24 Dicembre 2021)
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Perché festeggiamo così intensamente le festività invernali , natalizie ed annesse?

E’ sicuramente un momento ricco di atmosfera pregna di ogni tipo di sentimento legato al fattore di una rinascita insita in modo atavico dentro ogni persona.

Sono secoli che la gente di ogni tradizione di ogni regione del mondo celebra un momento di grande condivisione, cercando ad ogni modo di strappare un momento di allegria, per alcuni breve per altri prolungato. Tutto dipende da quanto si è fortunati nel vivere in luoghi distanti da carestie e guerre.

Parlo ora principalmente per le popolazioni del passato nord europeo che nel momento del solstizio invernale incontravano grandi difficoltà nella vita di tutti i giorni.


 

Le temperature e gli eventi climatici mettevano sicuramente a dura prova la vita soprattutto dei più fragili, per non parlare della difficoltà nel reperire cibo, che con con la decadenza dell’abbondanza della natura estiva estingueva lentamente le riserve della comunità.

Insomma credo che le grandi difficoltà e le paure ataviche abbiano in qualche modo influenzato un senso stretto di comunità di chiudersi a protezione della vita così fragile e breve.

Una chiusura che si manifestava in celebrazioni circolari per potenziare ancor più l’intento con  pratiche di magia simpatica o apotropaica.

Celebrazioni che inneggiavano il ritorno del sole e dell’abbondanza delle belle stagioni pregne di cibo e vita.

L’unione della comunità era una forma di scudo contro le avversità e la morte, infatti un antico detto dichiarava che se non si vedeva una persona alla riunione del Samonios (Samhain) veniva considerata defunta, non tanto per un idea di pigrizia o disinteresse all’evento, che è più plausibile per un comportamento dell’epoca moderna, ma per il semplice fatto che probabilmente le avversità della stagione o delle guerre ne avesse decretato il trapasso nel vero senso della parola.

Tutto il sistema della comunità era molto fragile nel periodo invernale, non era possibile tralasciare anche l’ira funesta degli spiriti avversi e delle creature caotiche della natura che andavano sicuramente rabbonite oppure distanziate con particolari talismani come  il potere vivificante delle piante sempreverdi ed alcune dall’immenso potere protettivo se non  anche taumaturgico.

Magioni addobbate, fuochi accesi, abbondanza di cibo, canti e bevande inebrianti aiutavano l’umore di una comunità spaventata da un periodo di oscurità che pervadeva il mondo sino al Solstizio invernale dove poi miracolosamente ma soprattutto lentamente ricominciava la sua ripresa luminosa, donando nuovamente alle genti la grande speranza della continuità della vita e di un futuro non più incerto.

Oggi siamo gli eredi di tutto ciò, di grandi sofferenze ma anche di grandi gioie, riusciamo però a rendercene conto?

Riusciamo a dare un grande valore a tutto ciò che viviamo in queste festività, oppure le vediamo solo come un periodo dove seguire meccanicamente tradizioni culinari e commerciali solamente per non uscire “fuori dal coro”?

Credo che i nostri antenati abbiano segnato maestosamente questi spiriti latenti ed oggi veniamo avvolti da uno strano torpore di pace ma anche di grande malinconia perché è possibile che a nostro modo il senso della celebrazione sia legato ad un’altro sentire ed un’altro bisogno di protezione e senso di sofferenza.

Ad oggi sono ormai due anni che viviamo in questa  coltre di pandemia che tanto ci ha cambiati soprattutto nella comunicazione e nel rapporto con il nostro prossimo, chi in meglio e chi in peggio.

Abbiamo ancora bisogno di chiuderci nel cerchio tribale della festività?

Io credo di si ma allo stesso tempo dobbiamo rimanere aperti ad ogni segnale e sensazione pur flebile che ci giunge dal passato più remoto per condurci verso una  ricca consapevolezza della speranza di qualche cosa di meglio ci attende insieme alla rinascita della luce, si perché ormai siamo ben consci che non vi è nessun  Dio del Sole che riemerge dalle acque trainato dai suo cavalli o capre ma la Luce esiste e con essa non può non esistere quel grande dono che lei promette ogni anno che è la speranza.

Oggi viviamo immersi in un grande calderone colmo di un eredità simbolica di secoli e secoli che hanno causato gioie e dolori, quando accendiamo una candela in una notte d’inverno oppure regaliamo un ramo di agrifoglio possiamo riconnetterci alle profondità della nostra anima e di quelle dei nostri antenati.

Tutto questo è per me il mio grande e personale scudo invernale contro ogni avversità e spiriti nefasti.

A tutti voi buone Feste.

Ossian 24-12-21