Ott
26
2021

Oltre la Nona Onda del Samonios

Scritto da Administrator Ultimo aggiornamento (26 Ottobre 2021)
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Non è un segreto o una sorpresa che l'autunno sia probabilmente la stagione preferita dalla maggior parte delle persone, ed è facile capire perché: i bei colori cangianti degli alberi e delle foglie che cadono, il sollievo del clima più fresco (in molte regioni), le prelibatezze stagionali a base di zucche e mele e, sicuramente non meno importante, la festa onnipresente di Halloween o All Hallow's Eve, figlia moderna di una antica festa pagana del Trinox Samoni, che si verifica quando il velo tra questo mondo e il mondo dei morti è più sottile e gli spiriti vagano liberamente, la riunione del clan visibile ed invisibile.

Tenere lontani gli spiriti indesiderati ha portato a usanze durature come costumi e lanterne intagliate nelle rape (che si sarebbero evolute in zucche intagliate, che gli immigrati irlandesi trovarono molto più facilmente disponibili nel Nuovo Mondo nel 19° secolo), oltre a tralasciare le prelibatezze per placare le anime erranti.

 

 


C'è sicuramente qualcosa nell'aria autunnale stessa che sembri testimoniare la magia e il mistero intrinseci della stagione. So di non essere il solo tra gli adoratori della natura e i praticanti di magia a sentire come se tornassi in vita in autunno e avessi molta più energia e motivazione per il viaggio della vita, i rituali, la meditazione e la magia. L'estate mi soffoca e mi reprime a tutti i livelli, e mi rende solo irritabile. Avere la pelle chiara e gli occhi azzurri (discende quasi esclusivamente da popoli dell'estremo nord) mi rende fisicamente sensibile al calore e alla luce intensa, e tutto il resto della mia personalità significa che un ambiente più oscuro, più tranquillo e mistico è molto più favorevole alla mia magia e creatività. Sono particolarmente e sorprendentemente riconoscente e sintonizzato sulle energie “acquose” dell'autunno. Chiunque pratichi le forme più comuni di magia occidentale o abbia familiarità con le corrispondenze occulte classiche sa che l'elemento acqua è assegnato alla stagione dell'autunno e al quarto elemento occidentale. Mentre l'acqua nelle sue miriadi  forme è ovviamente applicabile a qualsiasi direzione o periodo dell'anno, l'autunno sembra essere il più adatto all'acqua nelle sue forme più comuni e basilari, tanto che anche nelle cerimonie druidiche , l’equinozio d’autunno Alban Elfed, è dedicato completamente alla venerazione dell’acqua della memoria, il regno dove risiedono i nostri antenati.

Sono arrivato a vedere gli Inferi come il ponte principale tra l'elemento e la stagione. Uno dei concetti più popolari e dettagliati del mondo sotterraneo è quello della mitologia greca, il regno dell'Ade che contiene cinque fiumi. Uno di quei fiumi (Stige o Acheronte) è attraversato da anime appena morte con l'aiuto di Caronte, il traghettatore. Ciascuno dei nomi dei fiumi si basa su un'emozione associata alla morte. Ciò è coerente con il fatto che l'acqua è il simbolo delle emozioni e la morte è una cosa molto emotiva.

I miti a me più cari sono quelli della tradizione celtica dove sono ben marcati i riferimenti al regno delle grandi acque proprio come il regno dell’aldilà meglio dell’altromondo.

Pensiamo alla famosa isola di Avalon dove viene portato l’Artù morente egli stesso simbolo della terra che muore per poi risvegliarsi in una ipotetica nuova primavera per il mondo britannico.

Oppure il simbolismo del viaggio che re Cormac intraprese per recuperare la sua famiglia nell’Altromondo, vede l’aiuto dal dio Manann mac Lir, il figlio del mare, insieme ad aver  visitato la fonte con i tre ruscelli curativi della manifestazione, tutto ci riporta il simbolo delle acque come confini dei mondi.

“Oltre la nona onda” è il riferimento che spesso troviamo sia nei miti irlandesi che anglosassone, per descrivere l’ipotetico luogo dell’aldilà celtico, il confine del regno dei mortali con quello dei trapassati.

Andare oltre la nona onda, significava semplicemente morire.

Il numero nove è sacro ed importante nella sacralità celtica e druidica, non a caso l’ho scelto come mio compagno di vita artistica.

Lo possiamo trovare già nella descrizione che Robert Graves fa della creazione della Dea Blodeuwed, signora dei fiori e della primavera, dove appare anche il riferimento al mondo dei morti come ad indicare che insieme alla vita vi è sempre la morte come contrappunto di equilibrio.

Nove poteri di nove fiori

Nove poteri in me combinati

Nove gemme di piante e alberi

Lunghe e bianche sono le mie dita

Come la nona onda del mare

L’idea del confine, della fine, del limite, indica contemporaneamente anche un qualcosa che va oltre a questo, probabilmente il potere di viaggiare nei mondi non ordinari.

Andare oltre la conoscenza manifestata dall’intellighenzia fisica, andare oltre lungo i sentieri lunari delle emozioni, pensiamo solo alla via cabalistica di Binah, terza Sephirah che forma e completa il Triangolo supremo che genera le altre sette Sephiroth.

Come dice Dion Fortune nella sua Cabala Mistica, Binah ha due aspetti: quello di dare vita alla materia e quello di dare morte alla materia poiché la forma deve morire quando il suo uso è esaurito e, sui piani della forma, morte e nascita sono due lati della stessa medaglia. Ad essa, quindi, è associata oltre all’immagine della Grande Madre che dà la vita, quella di Saturno che dà la morte. Come Grande Madre essa viene associata alla parola Marah che significa: Grande Mare, Madre di tutti i viventi, utero archetipale nella manifestazione.

Il numero nove è tre volte tre, la perfezione elementale primordiale, il grande movimento della vita, il grande suono e canto armonico  della creazione che possiamo identificare anche nel simbolo del triskele con i suoi tre vortici, elementi che ci possono condurre nelle profondità dei tre mondi, fisico, mentale e spirituale.

Il nove anche come numero di confine, oltre ad esso, il mistero.

Pensiamo anche al numero 9 nei tarocchi che è associato all’ “Eremita”: raffigurazione del filosofo che segue la Natura, ma anche la propria natura da essere umano che cerca di seguire illuminandosi con la luce della spiritualità al fine di raggiungere la conoscenza e la saggezza.

Il 22 ottobre di ventisette (27-2+7=9) anni fa moriva la mia nonna paterna, colei che mi ha ispirato al mondo del magico, tra semplici racconti folkloristici ed altri di una tremenda tradizione popolare, racconti che mi hanno segnato l’animo in diverse notti insonni di tenero bambino, inerme di fronte alle potenze del buio.

Credo  mi porterò sempre nel cuore sino alla fine dei miei giorni, e forse anche oltre, i suoi insegnamenti, fatti di racconti intorno ad un vecchio camino di pietra tra un sorriso di scherno ed un’aria severa.

Ricordi che ad oggi mentre continuo a scrivere portano un senso di fitto dolore malinconico, rovinando proprio nella parte bassa del ventre e causando più lucidi gli occhi a confine tra un emozione dolorosa ed un pianto nostalgico.

E’ sempre il potere dell’acqua che ci travolge quando meno ce lo aspettiamo, vecchi sentimenti assopiti dagli strati del tempo, riaffiorano immediatamente e portano con se sempre lei, l’oscura signora dalle lunghe dita bianche.

Dopo anni, decenni, il potere degli antenati non si affievolisce mai e come un vecchio fantasma bonario ritorna per permetterci di rafforzare la nostra saggezza attraverso il radicamento della memoria delle radici di sangue come forma di autoguarigione, come quando diamo dell’acqua ad una pianta ormai inaridita.

Per me varcare la nona onda è stato il titolo della mia vita, tra eventi felici ed altri nefasti ma l’acqua ed il numero nove mi hanno segnato nel profondo, modellando ciò che sono oggi, tra ieri ed il domani.

 

Ossian ottobre 2021