Ott
11
2014

Nella Benedizione del Samonios

Scritto da Administrator Ultimo aggiornamento (11 Ottobre 2014)
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In questo periodo il tempo si è trasformato trasportando l’aria più fredda dal Nord per travolgere le nostre terre, le notti si sono allungate e possiamo osservare il sole ad ogni sorgere e tramonto passare lungo l’orizzonte sempre più in direzione verso il sud. Gli alberi stanno meravigliosamente cambiando i colori in un trionfo di colori caldo pastello, il verde brillante dell’estate sfuma in riflessi dorati e fulvi, il fogliame è meno denso, la terra inizia a sbirciare attraverso il sottobosco e le piante si preparano a morire nuovamente.

L’ondata del Samonios è iniziata subito dopo l’Equinozio Autunno con il quale abbiamo iniziato la nostra preparazione per l’arrivo del buio.


L’equilibrio è stato capovolto e con esso  abbiamo capovolto i nostri orologi interni che cercheranno di adeguarsi alle nuove temperature e ai diversi livelli di luce.

Spesso cerchiamo di stabilire il nostro “centro” cercando di trovare qualche appiglio nel buio che verrà ed il nostro ego ci farà gridare come un urlo di battaglia “IO SONO”  ma le tenebre conoscono bene questa nostra follia e sorridono insinuandosi sempre di più nella nostra vita.

Nel buio non ci sono linee guida, non ci sono confini e neanche direzioni. C’e’ solamente la notte impenetrabile e una dolce liberazione dai vincoli del conosciuto.

Il Druidismo è fatto di relazioni, relazioni onorevoli e durature con il mondo e la sua Natura e noi troviamo il nostro posto nel mondo attraverso il nostro lavoro con il mondo.

In questo periodo dell’anno, quando i semi che abbiamo piantato e raccolto i frutti, quando la lunga notte ci invita a sognare ancora una volta, siamo in grado di tuffarci nuovamente a capofitto nella ricerca dell’Awen.

Nella notte ci liberiamo, e con essa anche il senso del sé alla fine di subire una trasformazione nel grande calderone del mistero della vita ed una volta trasformati cerchiamo nel mondo in cui operiamo, cerchiamo la guida e l’ispirazione per poi ispirare gli altri.

Nelle profondità delle tenebre è più semplice trovare la “luce”, siamo in grado di guardare in modo più intimo dentro noi stessi senza distrazioni. Come le foglie vengono soffiate via dai venti invernali anche noi guardiamo a cosa siamo in grado di rilasciare al vento al fine di trovare nutrimento per il ciclo successivo.

Non è il tempo di prendere ed afferrare ma dobbiamo lasciare andare i sogni falliti,le relazioni ormai morte, gli argomenti inutili e tutto ciò che ci conduce ad emozioni non vitali…dobbiamo rilasciare tutto disperdendo come foglie al vento.

Possiamo fare un passo in più nelle nostre profondità cercando i confini della nostra anima,andando nella dimensione di chi ci ha preceduto nel cammino mortale, con il buio come nostra guida ed ispirazione e respirando insieme alle divinità dell’oscurità per liberare il nostro senso di conoscenza soffiando e liberando il nostro senso del sé come aria fredda invernale.

Ci vuole coraggio, un grande coraggio per liberare tutto quello che pensiamo di essere, tutto ciò che gli altri pensano di noi, tutto ciò che si pensa, che si dovrebbe, che sarebbe e che si potrebbe essere.Lasciando cadere i confini della nostra anima così che possa fluire in tutte le direzioni e aprendo al buio un santuario dove poter integrarci completamente al nostro essere, ai nostri Dei, creando un’ unità con il mondo senza l’illusione della separazione, un senso olistico di puro “essere”.

Dobbiamo imparare a lasciare andare con il passare delle notti, permettendo che le complesse increspature della nostra anima si appianino fino a quando la superficie  non diventi liscia per riflettere la grande oscurità e svuotare tutta la nostra conoscenza, perché solo quando non conosciamo nulla possiamo ricominciare ad imparare.

Tutto ciò forse è un po' folle e soprattutto ci vuole coraggio e forza nel cuore ma ora siamo in attesa del buio, in bilico in un luogo che non è luogo, in un tempo che non è tempo in attesa di poter rinascere e ricominciare a girare la nostra ruota.

Poi ci sdraieremo nuovamente dentro i confini ammorbiditi della nostra anima, senza voci e suoni, solo noi…puramente noi pronti ad accogliere il flusso del Samonios come un’onda silenziosa del mare d’inverno…sempre che abbiate il coraggio.

Benedizioni

Ossian /|\