Ago
01
2018

La fine dell'Estate

Scritto da Administrator Ultimo aggiornamento (01 Agosto 2018)
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Mentre celebro l’ennesimo giro di ruota, Lugnasa il punto medio tra il Solstizio d’Estate e l’Equinozio d’Autunno, mi soffermo sul significato pratico di questa festività che molti definiscono la festa del grande raccolto o la fine dei grandi lavori.

 

In realtà credo che sia la festività meno sentita dalla comunità neo-pagana in quanto molti di noi sono ormai distanti dalla vita pratica, rurale ed agricola, anche se c’e’ chi cerca in svariati modi un nuovo ritorno ad essa, come detto, molti ormai vivono in comode ed alienanti città e questo senso del raccolto è andato perduto, almeno nel termine più stretto.

 

 

Tutto questo lo si può notare attraverso la nostra comunicazione, dal tam tam dei nostri social siano agli incontri ed eventi dei nostri gruppi, congreghe o cerchi, Lugnasa pecca sempre di scarsa affluenza ma d’altronde non è possibile mutare il suo fascino poco attraente.

Per fare un esempio non è paragonabile ad un Samonios/ Samhain quando tutti sfoggiano con grande energia il proprio bastone magico o abito a tema.

Insomma le meritate ferie ed escursioni d’Agosto sovrastano di molto una delle nostre otto festività e magari molti si ritroveranno ugualmente ad accendere una tealigth su una conchiglia in spiaggia oppure celebrerà una libagione in un ristorante sushi in qualche capitale europea, da perfetto pagano metropolitano.

Credo, purtroppo, che per molti questa festività non abbia nessun significato e rimane una sorta di “Sabba perduto” dove è ancora difficile trasformare in praticità e realtà i segnali metaforici che ci può donare.

Personalmente in questo periodo mi soffermo sui miei personali “grandi lavori” e prendo una piccola pausa per poter, con l’arrivo dell’Autunno, completare la così detta “grande raccolta” perchè per chi vive ancora a stretto contatto con le tradizioni agricole sa che è il momento in cui c’e’ molto lavoro da fare e che l’Autunno è imminente e quindi il tempo del lavoro per concludere tutti i raccolti.

Io ho la fortuna di vivere in una situazione al limitare tra la campagna e la città e quindi il mio Lugnasa vede sia la sistemazione delle mie terre, attraverso il taglio del fieno, la raccolta dei frutti unito anche nel  programmare tutte le nuove attività che porterà l’Autunno, con  l’apertura delle scuole, la stesura di nuovi articoli  e lavori editoriali, i nuovi contratti commerciali della mia azienda e magari anche programmare l’acquisto di nuovi strumenti di lavoro.

Comunque sia per quanto riguarda le celebrazioni rituali personali, mi piace simbolicamente cucinare il pane in questo periodo, che per me rimane un atto simbolico magico per collegarmi al grande sacrificio del Dio che muore per il bene dell’umanità sostenendoci nella parte oscura dell’anno attraverso il frutto della terra.

Falciamo il nostro ultimo covone di grano come sacrificio e trasformiamo la sua forza vitale in un pane che ci accompagnerà nell’inverno più oscuro e per molti di noi che non riescono ad assaporare e vivere i tempi agricoli magari può allinearsi sacrificando e rinnovando gli strumenti del proprio quotidiano, dal cellulare, al portatile alla valigetta dell’ufficio, benedicendo gli strumenti del nostro lavoro nel sacro perchè anche nel mondo prosaico del lavoro quotidiano troviamo un tessuto contiguo della meraviglia di tutto ciò che è.

Anche se preferirei un piccolo sforzo in più per allineare maggiormente l’ equilibrio della nostra tradizione, focalizzando questa festività come tutte le altre, dandogli la giusta importanza ed energia e soprattutto donando il vostro tempo alla comunità ed alla celebrazione, in fondo è sempre un modo per onorare la forma del sacrificio.

Ossian Lugnasa 2018