Dic
09
2017

Il simbolismo della cerimonia del taglio del Vischio

Scritto da Administrator Ultimo aggiornamento (10 Dicembre 2017)
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La cerimonia del taglio del vischio è descritta  da Plinio il Vecchio nel 1° secolo AC come una cerimonia religiosa gallica dove dei druidi con vesti bianche salivano su delle querce a loro sacre, tagliavano il vischio facendolo cadere su di un drappo di stoffa immacolato e sacrificavano due tori bianchi, il vischio veniva usato per curare l’infertilità.

 

 

Ne scrive anche Philippe Augustae Jeanron, scrittore e pittore francese ( 1809-1877)

"I druidi - questo è quello che chiamano i loro maghi - non hanno nulla di più sacro del vischio e dell'albero su cui cresce, purché sia la quercia di Valonia .... Il vischio è raro e quando viene trovato è raccolto con una grande cerimonia, e in particolare il sesto giorno della luna .... Prendendo la luna in una parola nativa che significa "guarire tutte le cose", preparano un sacrificio rituale e un banchetto sotto un albero e portano due tori bianchi, le cui corna vengono legate per la prima volta in questa occasione. Un sacerdote adorno in paramenti bianchi si arrampica sull'albero e, con una falce d'oro, abbatte il vischio, che viene raccolto in un manto bianco. Poi alla fine uccidono le vittime, pregando un dio per propiziare l’intento magico della pianta. Credono che il vischio sotto forma di  bevanda darà fertilità a qualsiasi animale sterile e che è un antidoto a tutti i veleni “


Andiamo ora ad analizzare il simbolismo  di questo rituale.


Conosciamo bene l’importanza e la sacralità che l’albero della quercia aveva per i Druidi e per tutte le popolazioni galliche ma vado a ribadire che la pianta, oltre a rappresentare una sorta di portale per i mondi ultraterreni e la stessa origine del nome Druida abbia una desinenza con Derwid che significa quercia o "albero sacro al cielo, oggi il vischio che cresce su tali alberi è molto raro ed è anche diverso come struttura della pianta in quanto risulta molto più legnoso e le bacche tendono ad essere  verso una tonalità di giallo che di color bianco candido.

“Il sesto giorno della luna” dovrebbe indicare il sesto giorno dopo il plenilunio e nello studio della numerologia il numero sei è equiparato al successo, l’armonia, l’equilibrio e la ricompensa.

Il sei come il quattro presenta una piacevole solidità  e radicamento che ci ancora al mondo materiale e reale quindi credo sia un tempo propizio per eseguire un rituale.

“Due tori bianchi “ il bianco è tradizionalmente il colore dell’altro mondo ed in questo caso gli animali sacralizzati dal proprio mondo animale fungono da messaggeri e collegamento tra il mondo convenzionale e quello non. I tori sono creature solari e con la loro forza, vigore e resistenza condividono le proprietà del Sole come forza divina maschile.

Il fatto che i due tori siano sacrificati in prossimità del Solstizio invernale potrebbe indicare una serie di possibilità: che sono messaggeri per il Sole che si sta visibilemente indebolendo e ritirandosi dalla terra in questo periodo: che il loro sangue va a nutrire la Terra: che la divinità solare deve ritirarsi nell’oscurità della morte per rinascere: che il vischio , pianta lunare, ( per via delle bacche bianche e sferiche) discende dal suo luogo magico nel cielo ora per essere completamente trasportato in questo mondo e portare il suo dono come risultato di questo scambio.

“Falcetto d’oro” Anche se mi è difficile pensare che gli antichi Druidi usassero per tagliare il vischio dei veri falcetti d’oro per via della morbidezza del metallo, forse utilizzavano quelli in bronzo finemente lucidati, l’oro è importante come simbolo solare e la falce è a forma di luna, combinando così i principi maschili solari e femminili lunari.


“Vischio” Le antiche popolazioni nordiche, celti e vichinghi nel periodo precristiano, consideravano il vischio una pianta incredibilmente potente perchè nasceva da ciò che pensavano legno morto, in quanto credevano che gli alberi morissero nel periodo invernale per poi rinascere magicamente a primavera, eppure il vischio non moriva mai.

Il Vischio è considerato femminile, la quercia è maschile, e trasmette così un messaggio di fertilità e rinnovamento nato da un’associazione di solidità e forza, in special modo al Solstizio Invernale, forse è anche per questo che è nata l'usanza di baciarsi sotto al rametto di vischio, per augurare e propiziarsi fertilità ed unione.

Si considerava che il vischio avesse proprietà terapeutiche potentissime ma anche in tempi moderni sappiamo che dal Viscum Album si ottengono diversi medicinali anche oncologici e Rudolf Steiner credeva fermamente che il vischio fosse una cura contro il cancro, tanto che ancora oggi il Centro sanitario Rudolph Steiner lo usa come trattamento, intuizioni che furono in seguito confermate anche da un buon numero di studi clinici, soprattutto presso la Lukas Klinik in Arlesheim (Svizzera), ma anche al Ludvig Boltzmann-Institute di oncologia in Austria e alla Clinica Dermatologica dell’Università di Basilea.

Sir James Frazer nel suo famoso lavoro sullo studio delle religioni “il ramo d’oro” scrisse sul vischio che vi era un’antica credenza, dove lo spirito dell’albero risiedesse nel vischio mentre l’albero trascorreva la morte invernale e non risiedendo nei in terra che in cielo non poteva essere danneggiato da nessuno dei due reami e per questo lo spirito dell’albero era al riparo dalla morte e poter tornare all’albero in primavera.

Simbolicamente il vischio è la rappresentazione di una vita illuminata, non è nè arbusto né albero ed è sospeso nell’aria.Esso è un potente simbolo di libertà, è senza limiti nella sua capacità di crescita, in effetti sceglie il re delle foreste, la Quercia, come sua più sacra dimora e questo intensifica ancor di più le due piante dei regni arborei per la saggezza druidica, pur sapendo che molti altri alberi lo ospitano come il melo, il nocciolo, il noce e diverse tipologie di pini tutte piante che trasportano con se il potere della conoscenza, della saggezza, della morte e rinascita e della luce.

 

Ossian