Ott
25
2017

Come le foglie a Samon

Scritto da Administrator Ultimo aggiornamento (25 Ottobre 2017)
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Foto Iside Guerriera

 

Il Samonios è un momento sacro per onorare i propri antenati, coloro che sono passati oltre la nostra vita terrena, persone della nostra famiglia e persone al di fuori  ma che hanno contribuito alla nostra elevazione spirituale.

Oggi siamo così poco radicati e collegati alla memoria storica del nostro popolo/famiglia che dobbiamo quasi creare delle stazioni per poter fermare il nostro tempo, troppo lineare e sempre meno circolare.

 

 

Mi piace comunque l’idea di poter creare un santuario per riconoscere ogni persona che ha dato significato alla mia vita, poter trascorrere del tempo ricordando e collegandomi con il piano emozionale, condividendo delle offerte o semplici pensieri.

Se pensiamo ad un albero autunnale circondato dalle sue foglie possiamo trascorrere il tempo del Samonios riconoscendo tutto quello che abbiamo perso o lasciato andare durante l’anno passato.

Tutto ciò che  è servito al suo scopo è caduto.

Ho conosciuto persone che sono ancora in lutto ma non per una persona fisica che è deceduta ma per un sogno che si è infranto e mai realizzato, per un amore che è finito o che non è mai iniziato, una separazione ha lo stesso impatto di un lutto.

Ho ascoltato voci di sofferenza che continuano ad aggrapparsi ad un foglio di speranza così sottile e priva di energia che se fossi io stesso un albero avrei fatto cadere tutte le mie foglie a caso anche prima della fioritura d’estate solo per potermi liberare delle persone e di tutto ciò che mina la mia integrità.

Forse come esseri umani che rifiutano le cose rapidamente o le trattengono per lungo tempo, necessitiamo il bisogno di un rito annuale in cui ci sediamo e ci preoccupiamo per le persone e le situazioni che non sono mai state nostre e per cui ancora crediamo.

Vorrei creare un rito per eliminare il passato che continua a fissarmi nei suoi colori  e forme sbiadite ma pur sempre presenti nelle mie ansie.

Credo che la tangibilità di una pratica possa aiutare sia il mio corpo emozionale che quello eterico, quindi raccoglierò delle foglie cadute e scriverò su ciascuna di esse, le brucerò ad una ad una lasciando che la nebbia fumosa confonda i miei occhi e pensieri, sprofondando in cosa si prova a ricordare e poi lasciarlo andare.

Spargerò poi le ceneri ai piedi di un grande albero, onorando la loro saggezza e facendo conforto nel fatto che egli è più radicato di me.

Le foglie rimangono dove cadono.

Con il tempo che passa diverranno nutrimento per l’albero stesso sino a divenire parte del suolo indistinguibile e mescolata ad altre sostanze.

La foglia trascorre il suo tempo al di sopra del terreno in un rapporto simbiotico con il tronco e i rami dell’albero e mentre il resto dell’albero continua a dispiegare la sua esistenza la foglia si consuma.


Come possiamo resistere al processo di decadimento? E’ inevitabile.


L’orizzonte della mia vita si assottiglia leggermente sempre di più, una parte di me è costantemente alla ricerca della strada che porterà alla cima della montagna ma non riesco a comprendere bene quanto la nostra cultura dia dignità al mio radicamento spirituale perché le circostanze della vita sono più simili ad una foglia in balia di una tempesta.

Noi siamo il tronco dell’albero che continua la sua crescita e mutamento e le foglie sono  i segni tangibili dei vari eventi che rinnovano, cambiano e lasciano la nostra vita.

Oppure la nostra esistenza è più simile ad una foglia?

Dobbiamo imparare a lasciare andare per poter gioire della vita.

Dobbiamo cercare di meravigliarci ancora per questo mondo ormai disincantato.

Dobbiamo riflettere su questo mondo invece che sognare un mondo al di la della morte.

La morte è una presenza quasi costante in questa vita,  a volte improvvisa e violenta.

Tenete con voi un po delle ceneri delle foglie che avete bruciato e strofinatela sui vostri piedi, così ad ogni passo sarete sempre in connessione con i sogni ed i desideri che passano e terminano.

Ci sarà poi il tempo per contemplare il rinnovamento e rinascita, è inevitabile che nel ciclo della morte ci sia la nuova vita ma oggi voglio soffermarmi sul dolore e la malinconia di ciò che abbiamo perso e le loro finalità per una maggiore consapevolezza senza fuga.


Ricordate e riflettete molto al prossimo Samonios ma abbiate il coraggio di lasciare andare le vostre foglie.

Ossian  - Ottobre 2017